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27-01-2010 • Empoli - Mauthausen. Per non dimenticare.
Giorno della memoria: chi non conosce la storia rischia di riviverla, se non ricordiamo certe cose è come se non fossero successe e possono succedere ancora. Un ricordo affettuoso ai due sopravvissuti di Mauthausen che mi portarono là nel 1987 e aprirono a me e ad altri adolescenti il cassetto dei loro dolorosi ricordi... perché non dimenticassimo mai. RIP.




Il 4 Marzo 1944 ci fu un sciopero generale nazionale contro la guerra. Aderirono in molti. Anche nella mia zona d'origine, Montespertoli e l'Empolese, paesi di lavoratori del vetro, fiascai e mezzadri. Vi presero parte in tanti, inaspettatamente in molti, forse troppi. Certo, a tanti anni di distanza e con la storia decantata, si scrive oggi facilmente che la partecipazione fu cospicua e si conoscoino meglio i motivi per i quali dette fastidio al Regime: partecipò tutta la società, perfino il mondo contadino che di solito era estraneo alle rivolte contro il fascismo, in più ci fu l'appoggio politico del CLN (comitato di liberazione nazionale) toscano con i partigiani.

E anche ragazzini.
Sì, perché i ragazzini (tipo di 14 anni) già lavoravano in vetreria ai tempi.
Per questo, quando i Tedeschi decisero di dare una "lezione" a questa manifestazione insolitamente "popolare", rastrellarono per 4 giorni la zona e deportarono anche ragazzini tra le 21 persone (di cui solo 4 tornarono liberate dagli Americani il 5 maggio 1945... e il 5 maggio 1987 celebrammo a Mauthausen la liberazione). Da notare che non furono deportati solo ebrei. Molti di loro, tra cui Saffo Morelli, erano deportati in quanto "manifestanti".

Uno di questi, Saffo Morelli, scampato all'inferno di Mauthausen, ancora giovane nel 1987, portava le scolaresche dell'empolese a visitare e a ricordare quel dramma. Con lui un altro compagno di prigionia, il quale si sapeva per confessione di Saffo... che voleva una volta morto essere cremato e le sue ceneri sparse proprio a Mauthausen, da cui era scampato in un certo senso ma per certi altri la sua vita era rimasta ferma là. Un desiderio da brividi ma che la dice lunga dell'esperienza forte, graffiante per l'anima, di una prigionia.

Una "gita" per un gruppo di studenti e studentesse nell'irrazionalità della Storia umana condotta dall'Associazione ANED.
Una professoressa scrisse una poesia davanti al cancello di Mauthausen: "Dio, dove eri?".
Io, scossa fortemente dal dovere calpestare un suolo dove avevano trascinato cadaveri, respirare un'aria ancora pregna di sofferenza (come solo sentii 14 anni dopo a Ground Zero) e vedere pareti contro cui erano state spaccate le teste dei deportati "quasi per gioco", mi chiedevo semplicemente: "Uomo, dove eri?".

Leggi qui la testimonianza autobiografica di Saffo Morelli.
24-01-2010 • Rivoluzioni sociali, numeri, sport e gravidanza
In 40 anni di storia italiana la figura della donna è cambiata. Non poteva essere diversamente.
Negli anni ‘70 le donne protestavano per ottenere la possibilità dell’aborto, oggi l’aspirazione sembra essere fare la velina.
Ma sappiamo cosa fanno e cosa chiedono in realtà le mamme del XXI secolo?


L’ISTAT, Istituto Nazionale di Statistica, possiede i risultati di un’indagine iniziata nel 1959 e che ha trovato una prima importante organizzazione dei dati nel 2000 «I cittadini e il tempo libero», su un campione di circa 20 mila famiglie (per un totale di 53 mila individui) dando un dato sicuro: il numero delle donne che praticano uno sport con continuità risulta essere passato da 121 mila nel 1959 a oltre 4 milioni (più di 30 volte superiore). E forse ci manca il dato dell’ultimo decennio a confermare il trend in salita.

Ogni anno nascono oltre 500 mila bambini. (Per esempio, le nascite nel primo bimestre 2009 sono state 89854 secondo fonte ISTAT). Questo vuol dire che ci sono almeno oltre 500 mila donne che hanno gestito la propria gravidanza quasi tutte con l’aiuto del ginecologo e magari di un’ostetrica, un grande supporto dei familiari (marito, genitori, parenti), numerosissime informazioni commerciali a loro rivolte. Ma quanto sono state aiutate per la propria forma fisica prima, durante e dopo la gravidanza? Questo esercito di donne alle prese con una riformulazione della propria figura di donna a chi interessa? È forse abbandonato a se stesso? Ed è lo stesso esercito di donne che secondo l’ISTAT si è dedicato allo sport?

Una piccola raccolta di dati è stata avviata con questo sito, qui.

L’utilità di più mamme che seguono il fitness, mamme in forma, sta nel preparare psicofisicamente al parto, ridurre la medicalizzazione della gravidanza (un brutto trend italiano sempre secondo l'ISTAT, Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari 2004-2005) e introdurre un esempio di stile di vita sano nella famiglia con vantaggio nell’educazione dei figli (esempio di una vita sana) e nel fronteggiare l’invecchiamento con più gioia di vivere e meno problemi fisici che potrebbero limitare nella cura quotidiana e nella partecipazione ai giochi dei propri bambini.
23-01-2010 • ZanTip. Io e i dizionari.
Io e i dizionari.
Ho sempre adorato i dizionari: di Italiano, di Inglese, di Latino, di Greco, illustrati, su carta dimensioni mattone (quando, da adolescente, li avevi sottobraccio in pullman era ovvio che quella mattina avevi compito in classe) o elettronici.


Ne ho acquistati sempre tanti, soprattutto di Inglese, felice che una giustificazione professionale (la mia attività di traduttrice) mi permettesse di raccoglierne in quantità. Poi, con Internet, ho navigato spesso tra glossari e dizionari online, perdendomi per ore.

Vittorini e l’apatia manifestata nello sfogliare un dizionario


Infatti non ho mai capito (e mi è rimasta sempre impressa) la frase di Elio Vittorini nel Primo Capitolo di Conversazione in Sicilia: “Ero agitato da astratti furori, non nel sangue, ed ero quieto, non avevo voglia di nulla. Non mi importava che la mia ragazza mi aspettasse; raggiungerla o no, o sfogliare un dizionario era per me lo stesso”. Paragonare ad apatia lo sfogliare un dizionario proprio non lo capisco. Io alle volte mi addormento sfogliandolo, la sera, lo appoggio sul comodino, appagata degli universi di vocaboli e di sapere che ha aperto alla mia mente e alla mia capacità onirica. In un dizionario ci sono in potenza tutti i libri dell’umanità. Devo ammettere che mi sento sempre un po' strana, in questo amore per i dizionari, per colpa di quell'accostamento di Vittorini ad apatia e raccolte lessicografiche.

Dizionario: armeria o cassetta degli attrezzi


Un dizionario è un trampolino di lancio: una sconfinata cassetta degli attrezzi non solo per chi come me lavora con le parole, ma anche per vivere nella propria epoca, per rileggere i messaggi di epoche passate, per navigare nell'iperspazio del Web. Volendo, un dizionario è un'armeria, dal momento che le parole possono essere anche pietre.
Ogni occasione per usare meglio questi strumenti o queste armi, per affinarle, per ampliarle, è da sfruttare.

Bye bye, Babylon. Ben trovato, ZanTip!


Ho utilizzato fin dalle prime versioni Babylon, ma ultimamente un meccanismo di vendita di licenze un po’ troppo avido mi sta allontanando da questo software proprietario. Grazie al Blog di Luisa Carrada ho scoperto ieri mattina Zantip. In pratica un Babylon di alto livello, gratuito e garantito nella correttezza compilativa da una delle case lessicografiche che hanno sviluppato la lingua italiana. Scusate se è poco.

ZanTip è implementato su questo sito. Facendo due click veloci sulla parola di cui non sapete il significato in Italiano o la traduzione in Inglese, determinate l'apertura di una finestra con le voci lessicografiche.

Se volete implementarlo sul vostro sito, leggete qui.
20-01-2010 • "Orange Roughy" --> Pesce Specchio atlantico


Spesso negli articoli statunitensi i campioni di body building raccontano di mangiare un pesce il cui nome, in inglese è "Orange roughy” (oppure red roughy, o deep sea perch). Un nome che letteralmente significa “squamoso e arancione” infatti è caratterizzato dalle squame ruvide e dal colore arancione rossastro quando è vivo (una volta pescato diventa giallo arancio).
Perché è tanto utilizzato dagli IFBB Pro e dai nutrizionisti professionisti negli USA?


Jay Cutler acquista l'Orange Roughy settimanale al Costco


Vantaggi per la dieta del culturista dell'Orange roughy

Alcuni pesci a carne bianca, come l’Orange Roughy, possiedono la capacità di favorire il metabolismo dei grassi. Il meccanismo esatto non è noto ma deve essere collegato al contenuto di olii estremamente potenti.

Il suo grasso è perlopiù sotto la pelle e facile da rimuovere.

Il contenuto di sodio è basso e questo lo rende adatto nel pre-gara.

Il sapore è delicatissimo, secondo Jay Cutler “non sa di pesce come gli altri pesci".

Effetti collaterali del pesce Specchio atlantico

Mangiando più di 230 g di Orange roughy potete avere diarrea come effetto collaterale.

Ma come si chiama l'Orange roughy in italiano e, soprattutto, qual è dal pescivendolo?

È l’Hoplostethus atlanticus, nome volgare “pesce specchio atlantico”.

Difficilissimo se non impossibile da trovare in pescheria perché è tra le specie oceaniche di profondità segnalate da animalisti (WWF per primo).
Ne è sconsigliato l'uso in quanto specie pressoché protetta oltre che pescata con un metodo inaccettabile per preservare l’ambiente marino: setacciando e distruggendo il fondale marino. Infatti lo Specchio atlantico è un pesce che vive nel mare profondo (da 200 a 500 m) intorno a montagne o vulcani marini. Ha una durata di vita lunghissima (oltre i 100 anni), raggiunge la maturità sessuale tardi e non si riproduce molto facilmente.



Gli USA ne sono dei forti consumatori ma anche là è importato (molto dagli allevamenti ittici della Nuova Zelanda) e venduto congelato oppure sottovuoto.

Cottura dello Specchio atlantico

Non va mai cotto troppo, qualsiasi sia la preparazione culinaria. È pronto quando la carne è diventata opaca ma è ancora umida all'interno.

Informazioni nutrizionali

Per 84,9 g di pesce Specchio atlantico cotto
Calorie: 75,6 Kcal
Proteine: 16 g
Carboidrati: 0,0 g
Grassi totali: 0,76g
Fibre: 0,0 g
*Fonte eccellente di selenio (39,7 mcg) e vitamina B12 (1,96 mcg); buona fonte di niacina (3 mg).
18-01-2010 • Quanto tempo occorre per tornare al peso di partenza dopo il parto?
È una domanda che mi è stata fatta proprio stamani nello spogliatoio della palestra da una ragazza.
“Dopo quanto sei tornata magra?”
Le ho chiesto se avesse avuto un bimbo da poco e mi ha risposto di no, ma sta programmando una gravidanza.
La sua domanda è interessante.

Giusto preoccuparsi prima. Alimentazione corretta e attività fisica costante sono sempre il fondamento e lo iniziano ad essere da prima della vostra gravidanza.

Senz’altro vanno rassicurate tutte le future mamme che il peso in gravidanza aumenterà per forza e che non devono fare niente per contrastarlo. Devono evitare ovviamente di utilizzare la gravidanza come una scusa e un lasciapassare per trascurare il proprio corpo e mangiare di tutto!

Anche se è vero che il tempo necessario per tornare “al punto di partenza” è soggettivo, ci sono alcune considerazioni che valgono per tutte le donne.

Le tappe della perdita del peso della gravidanza sono strettamente regolate dalla Natura prima che dai vostri sforzi di dieta ed allenamento.

Anzitutto se la neomamma sceglie l'allattamento al seno, l'assetto ormonale non è favorevole all'aspetto estetico... almeno secondo i canoni di magrezza apprezzati dalla nostra civiltà. Se continuate ad allattare, il peso in più permane perché l’allattamento richiede un ingrandimento della ghiandola mammaria (quindi più pesante), più fluidi in circolo e uno stoccaggio energetico per la produzione del latte.
Dall’altro lato l’allattamento aiuta a dimagrire se l’alimentazione è equilibrata e si riesce a creare un leggero deficit tra calorie assunte e calorie consumate.

In generale la prima metà del peso assunto in gravidanza è perso col parto. Già a 4 mesi dal parto vi rimane addosso non solo il grasso in più (ipotizzando che sia un 25-40%), ma anche fluidi e tessuti magri connessi alla gravidanza e all’allattamento (in ragione di un 60-75%). Ancora una volta la bilancia non vi fornisce informazioni utili (dicendovi solo che siete pesanti e portandovi a pensare che sia dovuto al grasso e basta) e diventa fonte di frustrazioni inutili.

Il primo segnale di “sblocco” (anche se non necessariamente accompagnato da un calo di peso) è il capoparto, cioè la ripresa delle mestruazioni. Questa ripresa è variabile, da pochi mesi dopo il parto fino anche ad un anno. Nel frattempo avrete notato che dopo le primissime settimane, la perdita di peso si è assestata e fastidiosamente inchiodata a non più di un mezzo chilogrammo settimanale. Va bene così. L’arrivo del capoparto permetterà al vostro corpo di riprendere una trasformazione più rapida.

Moltissime donne che hanno già avuto figli fanno “terrorismo”. Sostengono che dopo il parto è pressoché impossibile tornare in forma e che ad ogni parto la situazione si aggrava.
Niente di più sbagliato.
In pratica l’intero e-book Mamme in Forma è stato animato dal mio desiderio di farvi sapere CHE NON È COSÌ e spiegarvi come fare.

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