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28-06-2010 • Servizio fotografico con Carlo Puzzilli
La mattina del 13 giugno, in mezzo all’organizzazione degli Italiani IFBB 2010, mi sono finalmente regalata un servizio fotografico con l’amico e ottimo fotografo Carlo Puzzilli.
La mattina del 13 giugno… con grande atto di coraggio, perché come dice un mio amico organizzatore a Roma: “Se facessero a me un servizio fotografico la mattina della gara, verrebbe fuori un cadavere”.
“Finalmente” perché in oltre 10 anni di agonismo non ne avevo mai fatti. E lo ripetevo agli atleti e alle atlete di oggi: alla fine, in prossimità della gara, si pensa a tutto fuorché a farsi le foto. Poi passa la gara, passa la forma fisica e si rimane dispiaciuti di non essersi immortalati.
Inoltre l’”ottimo fotografo” mi ha permesso di fare una prova. Io sono notoriamente difficile da fotografare (lo stesso Bill Dobbins mi ha, da sempre, consigliato un bicchiere di vino affinché mi rilassi davanti all’obiettivo) e sono molto più a mio agio davanti a microfoni e telecamere. Ero curiosa di vedere cosa riusciva a ricavare Carlo. Lo ringrazio, perché ha ottenuto più di uno scatto di cui mi sento soddisfatta.
E qui arrivo all’autocritica. Le foto sono utilissime! Ogni persona che si allena ne dovrebbe fare, periodicamente, da soli con l’autoscatto e ogni tanto da qualche fotografo professionista. Guardarti allo specchio quando ti alleni non è affatto la stessa cosa. Le foto sono la realtà spiattellata davanti a te. Le foto ti svegliano se ti stai allenando poco o male. Le foto sono la cartina nel tuo percorso di (ri)costruzione fisica. Indicano cosa evitare e cosa, invece, fare. E tutto sommato le foto sono un inno e un grazie alla vita. Perché a 41 anni non posso che celebrare e dire grazie a tutto il fitness e il bodybuilding che ho vissuto e che, prima di scivolare via sul mio corpo, ha lasciato qualche muscolo e qualche separazione. Nonostante possano sembrare una frivolezza, queste foto vogliono essere anzitutto un grazie alla salute e alla voglia di fare... adesso che scavallo i 40 anni e tutto sta diventando più "morbido", per certi versi più facile, per altri più difficile ma sempre e comunque come è giusto che proceda la Natura e il corso della Vita.
Grazie, Carlo. La prossima volta cercherò di essere più in forma.
Il sito di Carlo Puzzilli con foto di bodybuilder e bodyfitness: www.fitness-women.org










La mattina del 13 giugno… con grande atto di coraggio, perché come dice un mio amico organizzatore a Roma: “Se facessero a me un servizio fotografico la mattina della gara, verrebbe fuori un cadavere”.
“Finalmente” perché in oltre 10 anni di agonismo non ne avevo mai fatti. E lo ripetevo agli atleti e alle atlete di oggi: alla fine, in prossimità della gara, si pensa a tutto fuorché a farsi le foto. Poi passa la gara, passa la forma fisica e si rimane dispiaciuti di non essersi immortalati.
Inoltre l’”ottimo fotografo” mi ha permesso di fare una prova. Io sono notoriamente difficile da fotografare (lo stesso Bill Dobbins mi ha, da sempre, consigliato un bicchiere di vino affinché mi rilassi davanti all’obiettivo) e sono molto più a mio agio davanti a microfoni e telecamere. Ero curiosa di vedere cosa riusciva a ricavare Carlo. Lo ringrazio, perché ha ottenuto più di uno scatto di cui mi sento soddisfatta.
E qui arrivo all’autocritica. Le foto sono utilissime! Ogni persona che si allena ne dovrebbe fare, periodicamente, da soli con l’autoscatto e ogni tanto da qualche fotografo professionista. Guardarti allo specchio quando ti alleni non è affatto la stessa cosa. Le foto sono la realtà spiattellata davanti a te. Le foto ti svegliano se ti stai allenando poco o male. Le foto sono la cartina nel tuo percorso di (ri)costruzione fisica. Indicano cosa evitare e cosa, invece, fare. E tutto sommato le foto sono un inno e un grazie alla vita. Perché a 41 anni non posso che celebrare e dire grazie a tutto il fitness e il bodybuilding che ho vissuto e che, prima di scivolare via sul mio corpo, ha lasciato qualche muscolo e qualche separazione. Nonostante possano sembrare una frivolezza, queste foto vogliono essere anzitutto un grazie alla salute e alla voglia di fare... adesso che scavallo i 40 anni e tutto sta diventando più "morbido", per certi versi più facile, per altri più difficile ma sempre e comunque come è giusto che proceda la Natura e il corso della Vita.
Grazie, Carlo. La prossima volta cercherò di essere più in forma.
Il sito di Carlo Puzzilli con foto di bodybuilder e bodyfitness: www.fitness-women.org
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27-06-2010 • Ricostruzione unghie con gel (senza tip) da sole
La ricostruzione unghie nasce in USA circa quaranta anni fa. Già dieci anni fa ero sorpresa, nei miei viaggi in USA, notandone la diffusione (che, dati alla mano, è intorno al 10-15%... sembra poco, ma è tantissimo se si pensa che nel 2010 in Italia siamo solo al 2-3%!) e l’economicità (20 dollari per un “full set” cioè entrambe le mani mentre dieci anni fa in Italia si partiva da 120 euro e solo oggi alcune freelance onicotecniche sono scese a 25 euro).

Dal 2001 adottai questa abitudine americana con grandi difficoltà per trovare chi le sapesse fare in Italia. Ebbi la fortuna di potermi avvalere dei servizi professionali di una delle prime e più brave: Lia Italiano. Successivamente sono stata cliente di varie professioniste fino ad arrivare, dapprima titubante, a provare da sola. L’ideale, come per ogni cosa, è rivolgersi a una professionista. Chi ha studiato (con corsi appositi o scuole di estetica) per effettuare la ricostruzione unghie si chiama “onicotecnico”.
Il fai-da-te è sempre un gradino sotto la professionista, ma voglio invitare tutte le donne ad una maggiore consapevolezza dell’importanza di avere mani e piedi ben curati.
In questo caso, se serve ad accrescere la bellezza e la sicurezza di una donna, ben venga anche il kit personale di ricostruzione unghie. Le seguenti istruzioni sono scritte da me per chi tra voi se la sentirà e potrà acquistare un kit per prendersi cura delle proprie unghie da sola oppure per osservare con maggiore cognizione la ricostruzione unghie effettuata dalla propria onicotecnica professionista presso il centro estetico di fiducia.
Attenzione
Ci sono casi in cui non è possibile ricostruire l’unghia ed è bene consultare un medico. Per esempio, giradito, piede d’atleta, tinea unghium, muffe e funghi, ecc.
Molte di noi non sono brave quanto una professionista e il risultato può essere molto meno bello.
Molte di noi non padroneggiano bene la tecnica e possono danneggiare l’unghia. Ricordate che i prodotti usati nella ricostruzione NON danneggiano l’unghia, ma la loro applicazione sbagliata sì.
Per inesperienza potreste rischiare di limare male le vostre unghie danneggiandole (nella loro salute, non solo nel loro aspetto estetico).
1. Prepariamo l’unghia.
Pellicine intorno all’unghia.
Allontanate eventuali pellicine col bastoncino d’arancio (mai tagliarle!).
Superficie dell’unghia.
Se l’unghia è ancora naturale, senza gel, limate in modo delicato e in senso verticale con una lima 100/180 dal lato più sottile (180, perché i numeri di grana delle lime se sono bassi indicano granulosità alte e viceversa). Questo serve ad opacizzarla rimuovendo parte del normale strato lipidico e permettendo un’adesione migliore del gel.
N. B. In tutte le operazioni di limatura, evitare di stressare e danneggiare l’unghia con pressioni o direzioni di limatura errate.
Se avevate già del gel, rimuovetelo limando accuratamente oppure usando una fresa (valutate l’opportunità di acquistare una fresa professionale. Per molte di noi avere un po’ di pazienza e apprendere la giusta manualità con la lima è una soluzione più economica e meno rischiosa).
Forma e lunghezza dell’unghia.
Limare le unghie rendendole della forma e dimensione voluta (per esempio, bordo squadrato oppure a punta…). Importante che siano uguali tra loro e confrontando le due mani. Inoltre guardatele sia tenendo la mano distesa davanti a voi, sia chiudendo le dita verso il palmo (oppure specchiatele): entrambi i controlli vi aiuteranno a renderle omogenee tra loro. Ricordatevi che come le vedete allo specchio (o chiudendo le dita verso il palmo) è come le vedono solitamente gli altri.
2. Spolverate via ogni residuo di polvere di limatura usando una spazzolina rimuovi polvere.
3. Stendere su tutte le unghie un velo sottile di primer o nail bond. Lasciare asciugare all’aria (asciuga velocemente di suo). Non occorre usare la lampada UV ancora.
4. Stendere su tutte le unghie di una mano il gel BASIC, poco cioè a velo. Mettere la mano sotto la lampada per 120 secondi. Poi applicare all’altro mano.
Pulire il pennello sgrassandolo con il Cleaner per unghie. Se i pennelli fossero usati da altre persone oltre voi, sterilizzatelo anche. In ogni caso la mia osservazione è la seguente: il fatto che i pennelli vengano intinti nel prodotto, rende inutile la sterilizzazione del pennello perché anche il barattolino del gel può costituire un mezzo di trasmissione dei germi. Motivo importante per spostare con un pennello disinfettato la quantità di gel in un contenitore monouso a parte (come fanno i tatuatori per il colore). Nel caso di chi si fa la ricostruzione unghie da sola e non condivide con nessuna materiali e pennelli, il pericolo di questa trasmissione di funghi e germi è inesistente.
5. Stendiamo il gel monocolore. Se volete fare una French, stendete il bianco (White) sul bordo dell’unghia cercando di seguire armonicamente la linea naturale dell’unghia. Tenetevi qualche millimetro sotto il bordo bianco dell’unghia se non volete ripetere l’applicazione del gel entro poche settimane (perché con la crescita dell’unghia si vedrà la differenza). La linea del French (in gergo “Smile Line”) non deve essere diritta e deve scendere bene verso gli angoli. Potete correggerla usando un altro pennello pulito e rimuovendo il gel bianco in eccesso o dato male. Col tempo imparerete a creare French migliori senza tante correzioni. Non scoraggiatevi se vi risulterà più difficile sulla mano destra (o sulla sinistra se siete mancine). In fondo è meno difficile di quanto possa sembrare.
Dopo avere steso il gel su un’unghia mettere nel forno immediatamente per 120 secondi. Ho notato che procedendo da sole è possibile stendere la linea bianca su tutte le unghie di una mano e poi mettere nel forno per 120 minuti. Il risultato sarà uguale e la polimerizzazione (indurimento del gel) non ne risente. Il vantaggio è una ovvia riduzione dei tempi.
Pulire il pennello sgrassandolo con il Cleaner per unghie.
6. Se state facendo una French, stendete il gel rosa (qualsiasi sia la sfumatura scelta). Questo gel ricopre l’intera unghia, anche la linea bianca del French, ma non deve appiattirla. Anzi: guardando l’unghia o (una volta indurito il gel) toccandola con un polpastrello, deve avere una forma bombata naturale (in gergo “curva a C”). Questo è importante non solo esteticamente ma anche per non creare punti deboli o di eccessiva pressione che porterebbero alla rottura di un’unghia lunga. Oltre alla sapiente stesura del gel, prima di mettere la mano nel forno capovolgete la mano in modo che il gel “fresco” cada verso il basso tipo goccia (ovviamente non si staccherà niente… è per rendere l’idea di come si automodella) assumendo la bombatura necessaria. Mettere nel forno per 120 secondi sempre un dito trattato con gel per volta (magari alternando le mani) oppure col metodo tutta la mano trattata con gel e infornata insieme (meno accurato e con risultato più approssimativo).
Pulire il pennello sgrassandolo con il Cleaner per unghie.
7. Sgrassare le unghie. Il gel indurendosi (polimerizzando) ha liberato una sostanza appiccicosa che va rimossa passando un batuffolo di cotone imbevuto di sgrassatore o cleaner.
8. Potete limare ancora un poco le unghie per migliorare l’applicazione del gel o per accorciarle o per stringere i bordi laterali. Soprattutto quando si è poco esperte può capitare di eccedere con l’applicazione del gel! Se le limate, spolverate bene a sistemazione finita.
9. Stendere il gel Finish che protegge e lucida la ricostruzione su tutte le unghie di una mano e mettete nel forno per 120-180 secondi. Va steso come uno smalto ma con abbondanza. Non si lima. Questo “sigilla” il tutto.
Pulire il pennello sgrassandolo con il Cleaner per unghie.
10. Sgrassare ancora le unghie con il batuffolo di cotone imbevuto di cleaner. Lavatevi pure le mani con acqua e sapone. Stendete dell’olio per cuticole.

Dal 2001 adottai questa abitudine americana con grandi difficoltà per trovare chi le sapesse fare in Italia. Ebbi la fortuna di potermi avvalere dei servizi professionali di una delle prime e più brave: Lia Italiano. Successivamente sono stata cliente di varie professioniste fino ad arrivare, dapprima titubante, a provare da sola. L’ideale, come per ogni cosa, è rivolgersi a una professionista. Chi ha studiato (con corsi appositi o scuole di estetica) per effettuare la ricostruzione unghie si chiama “onicotecnico”.
Il fai-da-te è sempre un gradino sotto la professionista, ma voglio invitare tutte le donne ad una maggiore consapevolezza dell’importanza di avere mani e piedi ben curati.
In questo caso, se serve ad accrescere la bellezza e la sicurezza di una donna, ben venga anche il kit personale di ricostruzione unghie. Le seguenti istruzioni sono scritte da me per chi tra voi se la sentirà e potrà acquistare un kit per prendersi cura delle proprie unghie da sola oppure per osservare con maggiore cognizione la ricostruzione unghie effettuata dalla propria onicotecnica professionista presso il centro estetico di fiducia.
Attenzione
Ci sono casi in cui non è possibile ricostruire l’unghia ed è bene consultare un medico. Per esempio, giradito, piede d’atleta, tinea unghium, muffe e funghi, ecc.
Vantaggi della ricostruzione unghie da sole:
- Non c’è necessità di disinfettare la strumentazione perché non c’è il rischio di infezioni dovute all’uso promiscuo che ne fa una professionista con clientela.
- Risparmio di tempo.
Evitare la necessità di prendere appuntamenti e attenersi ad orari: potete farvi le unghie quando volete e, meglio ancora, accomodarvele all’istante. - Risparmio economico.
I kit sono in vendita con prezzi medi da 90 a 150 euro a seconda della qualità della lampada UV e dei materiali a corredo. Inoltre risparmiate sulla manodopera della professionista.
Svantaggi di essere la nail technician di se stesse
Molte di noi non sono brave quanto una professionista e il risultato può essere molto meno bello.
Molte di noi non padroneggiano bene la tecnica e possono danneggiare l’unghia. Ricordate che i prodotti usati nella ricostruzione NON danneggiano l’unghia, ma la loro applicazione sbagliata sì.
Per inesperienza potreste rischiare di limare male le vostre unghie danneggiandole (nella loro salute, non solo nel loro aspetto estetico).
Procedura per ricostruzione con gel e French Manicure
1. Prepariamo l’unghia.
Pellicine intorno all’unghia.
Allontanate eventuali pellicine col bastoncino d’arancio (mai tagliarle!).
Superficie dell’unghia.
Se l’unghia è ancora naturale, senza gel, limate in modo delicato e in senso verticale con una lima 100/180 dal lato più sottile (180, perché i numeri di grana delle lime se sono bassi indicano granulosità alte e viceversa). Questo serve ad opacizzarla rimuovendo parte del normale strato lipidico e permettendo un’adesione migliore del gel.
N. B. In tutte le operazioni di limatura, evitare di stressare e danneggiare l’unghia con pressioni o direzioni di limatura errate.
Se avevate già del gel, rimuovetelo limando accuratamente oppure usando una fresa (valutate l’opportunità di acquistare una fresa professionale. Per molte di noi avere un po’ di pazienza e apprendere la giusta manualità con la lima è una soluzione più economica e meno rischiosa).
Forma e lunghezza dell’unghia.
Limare le unghie rendendole della forma e dimensione voluta (per esempio, bordo squadrato oppure a punta…). Importante che siano uguali tra loro e confrontando le due mani. Inoltre guardatele sia tenendo la mano distesa davanti a voi, sia chiudendo le dita verso il palmo (oppure specchiatele): entrambi i controlli vi aiuteranno a renderle omogenee tra loro. Ricordatevi che come le vedete allo specchio (o chiudendo le dita verso il palmo) è come le vedono solitamente gli altri.
2. Spolverate via ogni residuo di polvere di limatura usando una spazzolina rimuovi polvere.
3. Stendere su tutte le unghie un velo sottile di primer o nail bond. Lasciare asciugare all’aria (asciuga velocemente di suo). Non occorre usare la lampada UV ancora.
4. Stendere su tutte le unghie di una mano il gel BASIC, poco cioè a velo. Mettere la mano sotto la lampada per 120 secondi. Poi applicare all’altro mano.
Pulire il pennello sgrassandolo con il Cleaner per unghie. Se i pennelli fossero usati da altre persone oltre voi, sterilizzatelo anche. In ogni caso la mia osservazione è la seguente: il fatto che i pennelli vengano intinti nel prodotto, rende inutile la sterilizzazione del pennello perché anche il barattolino del gel può costituire un mezzo di trasmissione dei germi. Motivo importante per spostare con un pennello disinfettato la quantità di gel in un contenitore monouso a parte (come fanno i tatuatori per il colore). Nel caso di chi si fa la ricostruzione unghie da sola e non condivide con nessuna materiali e pennelli, il pericolo di questa trasmissione di funghi e germi è inesistente.
5. Stendiamo il gel monocolore. Se volete fare una French, stendete il bianco (White) sul bordo dell’unghia cercando di seguire armonicamente la linea naturale dell’unghia. Tenetevi qualche millimetro sotto il bordo bianco dell’unghia se non volete ripetere l’applicazione del gel entro poche settimane (perché con la crescita dell’unghia si vedrà la differenza). La linea del French (in gergo “Smile Line”) non deve essere diritta e deve scendere bene verso gli angoli. Potete correggerla usando un altro pennello pulito e rimuovendo il gel bianco in eccesso o dato male. Col tempo imparerete a creare French migliori senza tante correzioni. Non scoraggiatevi se vi risulterà più difficile sulla mano destra (o sulla sinistra se siete mancine). In fondo è meno difficile di quanto possa sembrare.
Dopo avere steso il gel su un’unghia mettere nel forno immediatamente per 120 secondi. Ho notato che procedendo da sole è possibile stendere la linea bianca su tutte le unghie di una mano e poi mettere nel forno per 120 minuti. Il risultato sarà uguale e la polimerizzazione (indurimento del gel) non ne risente. Il vantaggio è una ovvia riduzione dei tempi.
Pulire il pennello sgrassandolo con il Cleaner per unghie.
6. Se state facendo una French, stendete il gel rosa (qualsiasi sia la sfumatura scelta). Questo gel ricopre l’intera unghia, anche la linea bianca del French, ma non deve appiattirla. Anzi: guardando l’unghia o (una volta indurito il gel) toccandola con un polpastrello, deve avere una forma bombata naturale (in gergo “curva a C”). Questo è importante non solo esteticamente ma anche per non creare punti deboli o di eccessiva pressione che porterebbero alla rottura di un’unghia lunga. Oltre alla sapiente stesura del gel, prima di mettere la mano nel forno capovolgete la mano in modo che il gel “fresco” cada verso il basso tipo goccia (ovviamente non si staccherà niente… è per rendere l’idea di come si automodella) assumendo la bombatura necessaria. Mettere nel forno per 120 secondi sempre un dito trattato con gel per volta (magari alternando le mani) oppure col metodo tutta la mano trattata con gel e infornata insieme (meno accurato e con risultato più approssimativo).
Pulire il pennello sgrassandolo con il Cleaner per unghie.
7. Sgrassare le unghie. Il gel indurendosi (polimerizzando) ha liberato una sostanza appiccicosa che va rimossa passando un batuffolo di cotone imbevuto di sgrassatore o cleaner.
8. Potete limare ancora un poco le unghie per migliorare l’applicazione del gel o per accorciarle o per stringere i bordi laterali. Soprattutto quando si è poco esperte può capitare di eccedere con l’applicazione del gel! Se le limate, spolverate bene a sistemazione finita.
9. Stendere il gel Finish che protegge e lucida la ricostruzione su tutte le unghie di una mano e mettete nel forno per 120-180 secondi. Va steso come uno smalto ma con abbondanza. Non si lima. Questo “sigilla” il tutto.
Pulire il pennello sgrassandolo con il Cleaner per unghie.
10. Sgrassare ancora le unghie con il batuffolo di cotone imbevuto di cleaner. Lavatevi pure le mani con acqua e sapone. Stendete dell’olio per cuticole.
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20-05-2010 • Ospite a Mattina5: "Donne con i muscoli"
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05-05-2010 • Il nostro sport è in salita
Il nostro sport è in salita, come un ascensore verso i piani alti. Lo dimostra l’affluenza di visitatori all’Arnold Classic Week-End (la crisi casomai ha ridimensionato gli allestimenti dell’expo ma non la partecipazione di produttori e visitatori) e il numero di atleti alle gare (la prima competizione di stagione, il Nord Italia, ha subito superato i 100 iscritti).
Ma molti non vogliono accorgersene o hanno vantaggio a tenere il piede in mezzo alla porta per mantenere l’ascensore a piano terra… lamentando una crisi che, è vero, morde tutti atrocemente, ma “ha da essere sconfitta”, come si dice. La soluzione è andare avanti o, nella metafora dell’ascensore, salire.
Durante la Seconda Guerra Mondiale i Tedeschi si allenavano coi pesi nei Paesi occupati, gli Americani facevano weight training al fronte, i ragazzi giocavano per le strade con palloni fatti appallottolando la carta e sviluppavano un fisico (seppure mal nutrito) sollevando bilancieri improvvisati. La cultura fisica è, insomma, un’attività di ogni luogo e di ogni tempo, un’esigenza di sentirsi bene, di cercare la bellezza e l’equilibrio anche e soprattutto dove manca. Va bene nei momenti di crisi e, in questi, spinge a superarla, la crisi.
C’è uno squadrone di atleti bodybuilder la cui passione sopravvive alla crisi economica. Loro continuano a praticare, ad insegnare, a respirare e a consumare bodybuilding. Per loro non c’è una brutta congiuntura economica che fermi la passione e quello che è ormai uno stile di vita. Vogliono gareggiare, e noi gli diamo gare. Vogliono sognare, e noi sogniamo con loro. Vogliono integratori di qualità ed è dovere dei produttori garantirglieli. Trovano un avversario difficile e stringono i denti. Vanno avanti. Salgono. In alto.
Ma molti non vogliono accorgersene o hanno vantaggio a tenere il piede in mezzo alla porta per mantenere l’ascensore a piano terra… lamentando una crisi che, è vero, morde tutti atrocemente, ma “ha da essere sconfitta”, come si dice. La soluzione è andare avanti o, nella metafora dell’ascensore, salire.
Durante la Seconda Guerra Mondiale i Tedeschi si allenavano coi pesi nei Paesi occupati, gli Americani facevano weight training al fronte, i ragazzi giocavano per le strade con palloni fatti appallottolando la carta e sviluppavano un fisico (seppure mal nutrito) sollevando bilancieri improvvisati. La cultura fisica è, insomma, un’attività di ogni luogo e di ogni tempo, un’esigenza di sentirsi bene, di cercare la bellezza e l’equilibrio anche e soprattutto dove manca. Va bene nei momenti di crisi e, in questi, spinge a superarla, la crisi.
C’è uno squadrone di atleti bodybuilder la cui passione sopravvive alla crisi economica. Loro continuano a praticare, ad insegnare, a respirare e a consumare bodybuilding. Per loro non c’è una brutta congiuntura economica che fermi la passione e quello che è ormai uno stile di vita. Vogliono gareggiare, e noi gli diamo gare. Vogliono sognare, e noi sogniamo con loro. Vogliono integratori di qualità ed è dovere dei produttori garantirglieli. Trovano un avversario difficile e stringono i denti. Vanno avanti. Salgono. In alto.
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10-04-2010 • Ricordando gli Italiani FIACF-IFBB all'Ariston nel 1992
Ariston di Sanremo... e pensi ad una inconciliabile realtà del velluto rosso della sala canora più famosa d’Italia con il mallo di noi atleti, troppo scivoloso e indelebile, molto indelebile. Il mallo in un atleta rimane in molte maniere, non ultima quella del ricordo olfattivo che rievoca passato e presente, sogni e situazioni. Il profumo di mallo, nei suoi ricordi e nel presente, ha inebriato Dennis Giusto che per organizzare il Campionato Italiano IFBB 2010 ha voluto il salotto buono d’Italia, quel gioiello della sua cittadina che è il Teatro Ariston della Famiglia Vacchino.
Lo ha voluto perché da ragazzino, diciotto anni fa, a giugno del 1992, vi era stato spettatore. Allora la sua Federazione si chiamava FIACF e organizzò Bruno Debenedetti di Savona, ma la famiglia era sempre quella: conduttore del pregara Carlo Teani, in prima fila il Presidente Patron IFBB Franco Fassi con signora, fotografie di Gian Marco Pagliai e sul palco, tra i tanti nomi citandone solo alcuni (e scusandoci con i non citati): Mauro Ranieri, Loris Ferrarese, Salvatore Sabatelli, Stefano DiPaoloantonio, Antonino Lupo, Cristiana Casoni, Gabriella Di Tursi, Raffaella Sorbello, Walter Minetto, Alberto Iaboni, Consuelo Rota, Annamaria Albano, Patrizia De Bei, Gabriella Guenzi, Livio Manganelli, Bruno Trilocco, Pierluigi Carapelli, Giuseppe Lanza, Leo Caminotto... e tanti accompagnatori, fan e familiari.
Si sa, quando vengono i migliori ospiti vogliamo riceverli nel salotto buono. Il bodybuilding e i suoi campioni sono gli amici e i fratelli di passione di me e di Dennis, organizzatori del 2010, e sulle note di un sogno di prestigio, ci impegnano a ridare, 18 anni dopo, voce al grande bodybuilding.
Lo ha voluto perché da ragazzino, diciotto anni fa, a giugno del 1992, vi era stato spettatore. Allora la sua Federazione si chiamava FIACF e organizzò Bruno Debenedetti di Savona, ma la famiglia era sempre quella: conduttore del pregara Carlo Teani, in prima fila il Presidente Patron IFBB Franco Fassi con signora, fotografie di Gian Marco Pagliai e sul palco, tra i tanti nomi citandone solo alcuni (e scusandoci con i non citati): Mauro Ranieri, Loris Ferrarese, Salvatore Sabatelli, Stefano DiPaoloantonio, Antonino Lupo, Cristiana Casoni, Gabriella Di Tursi, Raffaella Sorbello, Walter Minetto, Alberto Iaboni, Consuelo Rota, Annamaria Albano, Patrizia De Bei, Gabriella Guenzi, Livio Manganelli, Bruno Trilocco, Pierluigi Carapelli, Giuseppe Lanza, Leo Caminotto... e tanti accompagnatori, fan e familiari.
Si sa, quando vengono i migliori ospiti vogliamo riceverli nel salotto buono. Il bodybuilding e i suoi campioni sono gli amici e i fratelli di passione di me e di Dennis, organizzatori del 2010, e sulle note di un sogno di prestigio, ci impegnano a ridare, 18 anni dopo, voce al grande bodybuilding.
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