BlogCopywriting & Writing - Online & OFFline BodybuildingEmpoli - Mauthausen. Per non dimenticare.

Di Rossella Pruneti

Giorno della memoria: chi non conosce la storia rischia di riviverla, se non ricordiamo certe cose è come se non fossero successe e possono succedere ancora. Un ricordo affettuoso ai due sopravvissuti di Mauthausen che mi portarono là nel 1987 e aprirono a me e ad altri adolescenti il cassetto dei loro dolorosi ricordi... perché non dimenticassimo mai. RIP.




Il 4 Marzo 1944 ci fu un sciopero generale nazionale contro la guerra. Aderirono in molti. Anche nella mia zona d'origine, Montespertoli e l'Empolese, paesi di lavoratori del vetro, fiascai e mezzadri. Vi presero parte in tanti, inaspettatamente in molti, forse troppi. Certo, a tanti anni di distanza e con la storia decantata, si scrive oggi facilmente che la partecipazione fu cospicua e si conoscoino meglio i motivi per i quali dette fastidio al Regime: partecipò tutta la società, perfino il mondo contadino che di solito era estraneo alle rivolte contro il fascismo, in più ci fu l'appoggio politico del CLN (comitato di liberazione nazionale) toscano con i partigiani.

E anche ragazzini.
Sì, perché i ragazzini (tipo di 14 anni) già lavoravano in vetreria ai tempi.
Per questo, quando i Tedeschi decisero di dare una "lezione" a questa manifestazione insolitamente "popolare", rastrellarono per 4 giorni la zona e deportarono anche ragazzini tra le 21 persone (di cui solo 4 tornarono liberate dagli Americani il 5 maggio 1945... e il 5 maggio 1987 celebrammo a Mauthausen la liberazione). Da notare che non furono deportati solo ebrei. Molti di loro, tra cui Saffo Morelli, erano deportati in quanto "manifestanti".

Uno di questi, Saffo Morelli, scampato all'inferno di Mauthausen, ancora giovane nel 1987, portava le scolaresche dell'empolese a visitare e a ricordare quel dramma. Con lui un altro compagno di prigionia, il quale si sapeva per confessione di Saffo... che voleva una volta morto essere cremato e le sue ceneri sparse proprio a Mauthausen, da cui era scampato in un certo senso ma per certi altri la sua vita era rimasta ferma là. Un desiderio da brividi ma che la dice lunga dell'esperienza forte, graffiante per l'anima, di una prigionia.

Una "gita" per un gruppo di studenti e studentesse nell'irrazionalità della Storia umana condotta dall'Associazione ANED.
Una professoressa scrisse una poesia davanti al cancello di Mauthausen: "Dio, dove eri?".
Io, scossa fortemente dal dovere calpestare un suolo dove avevano trascinato cadaveri, respirare un'aria ancora pregna di sofferenza (come solo sentii 14 anni dopo a Ground Zero) e vedere pareti contro cui erano state spaccate le teste dei deportati "quasi per gioco", mi chiedevo semplicemente: "Uomo, dove eri?".

Leggi qui la testimonianza autobiografica di Saffo Morelli.
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